Per quanto riguarda il periodo romano, dopo questa seconda campagna di scavi, iniziamo a comprendere meglio la situazione. Evidentemente alla fine del periodo etrusco ed all'inizio del periodo romano-imperiale la zona conobbe una fase di declino, ma durante il regno di Traiano, nel 114, un grande progetto termale fu realizzato a Mezzomiglio, finalizzato all'uso delle sorgenti circostanti.
La seconda fase della vasca, successiva ad un periodo di semi-abbandono, consiste in una riparazione e ricostruzione romana, per riusare la vasca come grande cisterna. I muri furono riparati e ricostruiti con l'uso di malta cementizia. All'interno della vasca c'era una pavimentazione fatta di grosse tegole. Apparentemente, questa zona non era al di sotto dell'acqua ma era una pavimentazione condurre persone alla margine della sorgente profonda piu al nord. Fin ora abbiamo trovato 73 tegole, di cui 31 presentano bolli o timbri dei consoli del 114. Una tegola contiene anche imprunte di piedi di una pecora. Questa parte della vasca, che ha in senso sud-nord una pendenza di 6.82 gradi e di 11.52 gradi in senso est-ovest, doveva essere un grande ingresso alla vasca che era probabilmente sorgente e cisterna. Per il momento non é ancora possibile capire la sua capacità totale per l'acqua.
Le tegole della pavimentazione sono orientate in vario modo ed obliquamente rispetto ai muri della vasca, forse aiutare visitatori camminare senza cadere in terra. C'era probabilmente una scale con fondazioni in concreto tra il corridoio sud e il livello di tegole. Tracce del concreto existe nel centro del livello di tegole ma sono solo parzialmente scavate in 1996. Non é chiaro in che modo l'acqua giungesse defluisse via dal nord. L'acqua entrava nella vasca probabilmente piu al nord e c'era probabilmente anche tuboli per condurre l'acqua in altre zone al di sotto della sorgente al sudest.
Per causa dell'instabilità della collina e la sorgente c'erano problemi gravi con falle d'acqua, probabilmente durante I secoli 3 e 4. L'acqua entrava in piccoli canaletti al di sotto del muro ovest della vasca originale (costruito nella fase tardo-etrusca), al livello della fondazione del muro, dove erano stati collocati dei piccoli frammenti di tegole. Il muro M presenta un'apertura, attraverso cui entrava, e continua tuttoggi ad entrare, acqua. Questa apertura sembra sicuramente essere una riparazione al muro. C'era piu difficicile con falle per persone camminare sulle tegole umide e c'era necessario nelle ultime fase usare tavole di legno al di sopra delle tegole per assicurare sicurezza publica. 2 di queste tavole erano trovate in posto durante lo scavo di 1996.
La vasca pone tuttora I seguenti interrogativi, che aspettano una soluzione dalle prossime campagne di scavo:
1. Quale é la grandezza e la limita precisa verso nord della pavimentazione di tegole.
2. Dove si trova l'ingresso principale dell'acqua e lo scarico verso nord.
3. Cosa troveremo scavando verso nord, dove il Gruppo Geo-Archeologico ha rinvenuto pezzi di mosaico.
Ma, nonostante tutti questi quesiti, é chiaro che nel 114 la vasca era parte di un grande progetto termale ravvivare Chianaciano romano. L'acqua doveva scorrere in direzione sud-est, verso una probabile torre d'acqua, munita di fistulae in piombo, che distribuiva l'acqua agli impianti termali. La torre era ad un livello leggermente piu basso di quello della vasca, cosi da avere la pendenza ottimale per lo scorrimento dell'acqua.
Un poco piu a valle sono state trovate delle piccole terme o balneae, che erano alimentate con l'acqua proveniente dalla vasca e dalla torre. Tali terme consistevano di un frigidarium, cioe un ambiente con acqua non riscaldata, dotato di due piccole piscine. Giulio Paolucci ha scoperto anche degli ambienti usati come tepidarium (forse due), dove era possibile fare un bagno tiepido, ed un caldarium, cioe dove si prendeva il bagno caldo. Questa tipologia di piccole balneae con due tepidaria e ben attestata nel mondo romano, come, ad esempio, nei balneae di Bearsden, Strathclyde, in Scozia, databili tra il 142 e il 165 dopo Cristo. Il caldarium ed I tepidaria erano costituiti da una pavimentazione con piccole colonne di mattoni, le suspensurae, di cui il gruppo Geo-Archeologico ha trovato tracce, sostenenti la pavimentazione vera e propria. In questa camera veniva convigliata aria calda, cosi da riscaldare l'ambiente soprastante. Sfortunatamente, di queste terme, si sono conservate solo le fondazioni. Paolucci ha rinvenuto, nelle vicinanze di queste balneae un bollo laterizio del 114, e ritiene che a questo anno si possa far risalire la costruzione della struttura. Un certo interesse ha uno dei muri di queste piccole terme realizzato in opus mixtum (opus reticulatum intervallato da file di mattoni). Al posto dei mattoni, I costruttori hanno impiegato arenaria rossa tagliata nella forma di un mattone. Questa medesima e rara tecnica edilizia fu utilizzata anche per la torre d'acqua, legando queste due strutture. Ci dovevano essere altre terme o balneae, probabilmente a monte della struttura etrusca.
Nella struttura D, in questo periodo, una piccola vasca fu costruita, con al centro fistulae in piombo. Nella struttura A, nell'angolo sud-ovest, i muri sono stati rifatti completamente in mattoni crudi di buona qualità. Ceramiche rinvenute nel livello di mattoni crudi sono databili tra il terzo e primo secolo avanti Cristo, ma questo livello é leggermente disturbato da radici di coltivazioni moderne. Dopo queste riparazioni la struttura A ha conosciuto un periodo di declino, indicato da un pavimento parzialmente distrutto e da un ingresso sul lato nord con una soglia costituita da tegole di riempiego. Una delle tegole della soglia presenta un bollo che si può datare al primo secolo avanti Cristo o al primo dopo Cristo. Il nostro scavo ha lasciato ancora molti problemi irrisolti. Per ora sappiamo che I Romani, trovando quest'area etrusca in scadenti condizioni all'inizio del secondo secolo dopo Cristo, probabilmente incendiarono la zone cosi da riutilizzare il terreno per un loro complesso termale, sfruttando l'acqua sorgiva. Forse I Romani appresero dagli Etruschi le speciali proprietà dell'acqua di Chianciano e vollero costruire un'installazione termale con diverse balneae dalle proprietà terapeutiche.
Il declino finale dell'area può essere fissato approsimativamente, nel secolo 4 o l'inizio del secolo 5 d.C. Nella vasca, un livello d'argilla grigia impermeabile altra 24 centimetri ha ricoperto la parte centrale della vasca (pavimentazione e sorgente), pendendo in trappola rami di alberi, tavole antiche, frammenti di ceramiche probabilmente gettati nella vasca, pigne e una bacca, frutta di cipresso. Dopo questo deposito, I muri e tetti dei corridoi, una volta coparta con tegole, sono caduti. Questa ultima distruzione era non anteriore al 360 d.C., terminus post quem di un bordo di ceramica in imitazione della sigillata africana Hayes typo 61.
La struttura A fu infine distrutta da un grande incendio. Le tegole del tetto sono cadute nella parte centrale dell'ambiente; una di esse presenta un bollo laterizio. Questo livello di distruzione ha restituito frammenti di ceramiche (un frammento di ceramica aretina, anfore del tipo Dressel 7-11), databili al primo secolo dopo Cristo. Il bollo laterizio, che presenta la dicitura (VOP.E)T HASTA.COS, cioe Vopisco et Hasta consulibus (sotto il consolato di Vopisco e Hasta é stato identificato da Giulio Paolucci: si tratta dei consoli in carica nell'anno 114 d.C., sotto il regno dell'imperatore Traiano. Paolucci ha trovato un bollo simile in un livello di distruzione dei balnea, ed egli ritiene possibile che le terme furono costruite proprio nel 114 dopo Cristo.
Una grande sorpresa in struttura A é stata trovare nel livello di distruzione una notevole quantità di legno, usato per le travi del tetto, paredi e colonne. L'incanniciata dei muri consiste in un intreccio fatto di rami di quercia e carpino, coperto con argilla mescolata leggermente a sabbia. Per rendere I muri piu solidi, cosí da sostenere il tetto, era necessario usare pali di legno lungo le pareti, specialmente agli angoli. Il tetto era costituito da travi di legno con copertura in tegole. Un frammento di una palo, o, piu probabilmente, di una colonna in legno, di 30 centimetri di diametro, é stato trovato vicino al muro E.La presenza di legno é molto rara in siti archeologici di età etrusca o romana. Qui a Chianciano abbiamo la possibilità di capire meglio come gli tardo etruschi realizzassero le loro strutture in legno, e per questo stiamo scavando questa struttura lentamente, con la cooperazione di Anna Rastrelli e Giuseppe Venturini, del Laboratorio di Restauro del Museo di Chiusi. Nell'inverno scorso abbiamo identificato le specie legnose usate nella costruzione: si tratta di quercia e carpino. Ora ci apprestiamo a preparare il legno per l'esposizione nel futuro museo di Chianciano l'anno prossimo.
Nella parte centrale del vano della Struttura D si é rinvenuta traccia del grande incendio che ha distrutto la struttura A: un livello di circa 12 centimetri costituito da tegole, pietre, carbone e frammenti di legno. Il livello di distruzione non sembra essere in situ, ma sembra essere stato li ammassato e raccolto. Qualcosa del genere si può osservare in un edificio abbastanza recente, crollato in Chianciano, al di sotto del parcheggio principale sulla viale della libertà a l'est dello scavo. La data del legno usato nella riparazione finale della struttura D è 276 +/- 85 d.C., data del risultato di analisi del Radiocarbon Laboratory of the University of Arizona.
L'importanza di questo scavo per la storia di Chianciano é ovvia. É probabile che sia Etruschi che Romani abbiano voluto sfruttare l'acqua speciale di Chianciano, creando impianti termali. L'esatta natura di tali complessi architettonici sarà sstudiata in future campagne di scavo. La scoperta di legno nei livelli di distruzione da un importante contributo alla nostra conoscenza della tecnica e dei materiali dell'edilizia tardo-etrusca. La nostra esperta in paleo-botanica, Karen Adams, sta studiando il che questa zonea aveva in antico. Sappiamo giá che Mezzomiglio, nel periodo tardo-etrusco, aveva pinante di quercia, pino e nocciolo. Stiamo inoltre lavorando alla esposizione dei risultati dello scavo per il nuovo museo di Chianciano, che sarà inaugurato nel 1997. Speriamo dunque di rivederci l'anno prossimo, quando continueremo ad indagare la misteriosa vasca di Chianco Terme.
É infatti nostra intenzione, insieme con la comunità di Chianciano Terme, creare un parco archeologico, che possa offrire agli abitanti della cittadina ed ai suoi numerosi visitatori una viva testimonianza del legame que esistente tra passato e presente.